
Un fungo che trasforma le radiazioni in energia: dal cuore di Chernobyl alle future basi spaziali
Tra le rovine di Chernobyl spunta un organismo fuori dal comune
Le immagini della zona di esclusione che circonda Chernobyl, nel nord dell’Ucraina, evocano ancora scenari di devastazione. tra edifici scrostati, boschi riconquistati dalla vegetazione e livelli di radioattività proibitivi, un abitante microscopico sorprende gli studiosi. il fungo nero Cladosporium sphaerospermum cresce con vigore proprio dove la dose di radiazioni gamma risulta elevata. Lì, dove quasi ogni altra forma di vita fatica a persistere, la colonia miceliale prolifera invece con rapidità, nutrendosi di ciò che per gli esseri umani rappresenta un pericolo letale.
La vita si nutre di radiazione: il mistero del Cladosporium sphaerospermum
le ricerche condotte negli ambienti più contaminati della centrale dimostrano che il fungo non si limita a tollerare l’esposizione: esso cresce in modo più rigoglioso proprio a contatto con livelli di radioattività superiori alla norma. Alcuni campioni prelevati direttamente sulle pareti dei reattori danneggiati confermano che l’organismo utilizza l’energia ionizzante come se fosse cibo. gli scienziati descrivono il processo con il termine “radiosintesi”,un’analogia con la fotosintesi vegetale che,invece della luce solare,sfrutta radiazioni ad alta frequenza per sostenere il metabolismo.
Radiosintesi,il ruolo della melanina
La chiave di questo adattamento risiede nella presenza di melanina all’interno delle pareti cellulari. Nell’uomo tale pigmento difende la pelle dall’eccesso di raggi ultravioletti; in Cladosporium sphaerospermum la stessa molecola cattura i fotoni emessi dalle radiazioni gamma e li converte in energia chimica immediatamente disponibile. Il risultato è un “pasto” continuo che permette al micelio di colonizzare superfici considerate sterili, trasformando Cesio-137 e Stronzio-90 in fonti di sostentamento.
Prospettive per lo spazio e la medicina
Nel 2020 un sottile biofilm del fungo è stato inviato sulla Stazione spaziale internazionale. Sui pannelli di prova, lo strato scuro ha ridotto in maniera significativa il flusso di radiazioni interne al laboratorio orbitale. Il dato suggerisce un impiego futuro all’interno di moduli abitativi extraterrestri,dove il micelio,auto-rigenerandosi,potrebbe creare scudi biologici leggeri e autoriparanti.Si sta valutando anche l’applicazione in campo clinico: all’interno di terapie contro i tumori, frammenti del fungo o derivati della sua melanina potrebbero proteggere i tessuti sani durante la radioterapia. In prospettiva, materiali “viventi” basati su Cladosporium sphaerospermum potrebbero rivestire reattori nucleari, container per rifiuti radioattivi o veicoli interplanetari, riducendo la necessità di trasportare ingombranti pannelli schermanti da Europa o Nord America.











