Un balzo di 303 nuovi geoglifi in metà anno
In appena sei mesi, il deserto di Nazca si è arricchito di 303 incisioni fino a ieri ignote. Il risultato, nato dalla collaborazione fra l’Istituto di Nazca dell’Università di Yamagata e IBM, ha raddoppiato in un lampo il catalogo di figure tracciate sul terreno. A coordinare il lavoro, il prof. Masato Sakai, la cui équipe ha raggiunto un ritmo di scoperta senza precedenti.
Come l’algoritmo scova linee invisibili all’occhio umano
Gli archeologi hanno alimentato algoritmi con migliaia di immagini aeree e satellitari ad altissima definizione. La rete neurale,allenata a riconoscere tratti sottilissimi,ha passato al setaccio terabyte di dati,segnalando ogni anomalia potenzialmente significativa. Una volta isolata la sagoma sospetta, squadre in campo hanno verificato a piedi la presenza di pietre rimosse o variazioni cromatiche: solo così ogni geoglifo ha ottenuto la conferma ufficiale.
Felini, uccelli e figure astratte: una galleria ritrovata
Tra le nuove forme emergono felini, pesci, grandi uccelli e motivi geometrici perfettamente simmetrici. Alcune sagome superano i cento metri di lunghezza e la loro precisione lascia intuire una profonda padronanza di geometria e orientamento. Molti studiosi ipotizzano percorsi rituali: corridoi attraversati in processioni volte a connettersi con divinità e paesaggio, un’idea che riprende intuizioni della matematica Maria Reiche.
Una tradizione millenaria ridefinita dalla tecnologia
Le figure, tracciate tra il 200 a.C. e il 650 d.C., erano rimaste nascoste per l’enorme distesa di ghiaia rossastra. Fotografie aeree, rilievi e mappe manuali avevano portato alla luce solo una parte del patrimonio. L’intelligenza artificiale, capace di analizzare immense quantità di dati in poche ore, ha trasformato il modo di fare archeologia: a Saruq Al Hadid negli Emirati Arabi Uniti, la stessa metodologia ha già rivelato trame di insediamenti metallurgici sepolti sotto la sabbia.
Il parere degli esperti: algoritmo e taccuino, fianco a fianco
Secondo il dott. joão Fonte, oggi un’indagine che un tempo richiedeva anni può concludersi in giorni. la dott.ssa Alexandra Karamitrou dell’Università di Southampton invita però alla cautela: falsi positivi e mancanza di contesto sono rischi sempre dietro l’angolo. Nonostante ciò, il perfezionamento degli algoritmi promette di proteggere aree minacciate da erosione e urbanizzazione, assicurando alle future generazioni la memoria di una civiltà fiorita oltre quindici secoli fa.












