
In diversi quartieri di Giakarta,come pure nelle cittadine di Surabaya,Bandung e sull’isola di Giava,sui tetti e sui balconi compaiono da giorni drappi neri con il teschio sormontato dall’iconico cappello di paglia. Non si tratta di semplice omaggio al mondo dei manga: quella che nell’universo di Eiichiro Oda è la bandiera della ciurma di Rufy,nel mondo reale è diventata un gesto di dissenso politico.
Il legame tra la ciurma di Cappello di Paglia e la società civile
La saga di One Piece racconta di pirati che sfidano le autorità corrotte per inseguire la libertà. Proprio questo parallelismo seduce una parte dell’opinione pubblica indonesiana, convinta che l’attuale amministrazione conduca il Paese con modalità considerate autoritarie. Il vessillo di Rufy e compagni, dunque, si è trasformato in un simbolo di ribellione contro un potere ritenuto opprimente.
La richiesta presidenziale e la risposta inattesa
Il capo di Stato Prabowo Subianto ha invitato i cittadini a esporre la bandiera nazionale in vista del 17 agosto, data che segnerà l’80° anniversario dell’indipendenza. alla sollecitazione, parte della popolazione ha risposto appendendo per l’appunto la bandiera pirata. In molti casi, il drappo nero ha sostituito completamente quello rosso e bianco indonesiano, in altri lo affianca, lasciando comunque un messaggio chiaro: la fedeltà allo Stato, per alcuni, passa oggi attraverso la richiesta di maggiore democrazia.
Controlli a tappeto prima del traguardo del 17 agosto
L’iniziativa ha scatenato un rapido intervento delle forze dell’ordine, incaricate di verificare che la bandiera ufficiale non sia stata rimossa. Agenti in uniforme percorrono le vie dei centri abitati controllando balconi, terrazze e facciate. Sui social circolano video che mostrano agenti intenti a bussare porta a porta, mentre gruppi di residenti difendono il diritto di esporre la propria contestazione. L’atmosfera è carica di tensione e le ore che precedono la ricorrenza rischiano di trasformarsi in un banco di prova per la stabilità del governo.











