
In Italia, soltanto tra l’inizio di giugno e la metà di luglio, sono stati registrati 31 decessi nelle acque interne: in pratica un morto ogni quarantotto ore. Nello stesso intervallo dell’anno precedente i casi erano stati 22, segnale che il fenomeno sta assumendo proporzioni ancora più preoccupanti.
Annegamenti in costante aumento
Ogni anno, sulle rive di mare, laghi, fiumi e torrenti italiani, si contano circa 400 persone che perdono la vita per annegamento. Su scala globale,il numero di vittime tocca quota 236 000 all’anno,arrivando a superare i 2,5 milioni nell’ultimo decennio.
Le fasce d’età più colpite
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, gli incidenti fatali riguardano soprattutto i bambini tra 1 e 4 anni, seguiti da quelli di 5-9 anni. Molti drammi accadono in piscine profonde pochi centimetri o addirittura in vasche da bagno domestiche.
Perché le acque interne sono pericolose
Chi si tuffa in fiumi può imbattersi in mulinelli e correnti improvvise, mentre nei laghi i fondali possono passare in un attimo da bassi a molto profondi. Raggiungere la riva diventa ancora più difficile quando il bordo è roccioso e ricoperto da alghe scivolose.
Serve più prevenzione
Gli specialisti di medicina ambientale sottolineano l’urgenza di far crescere la consapevolezza sulle basilari regole di sicurezza in acqua e di rafforzare controlli e divieti nelle zone a rischio. Solo un’azione coordinata fra istituzioni, operatori del soccorso e cittadini potrà ridurre una tragedia che, al momento, continua a colpire il Paese con numeri in costante ascesa.












