
A quota 4.000 metri sulle montagne del Nepal, Valentino Cesino, content creator e viaggiatore instancabile, stava dormendo in quella che definiva una sistemazione da sogno. All’improvviso un morso sul braccio lo svegliava di soprassalto. Cercava di capire cosa fosse accaduto, poi il panico: un serpente aveva approfittato del silenzio della notte.
La disperata ricerca di cure tra montagne e villaggi
All’alba, compresa la gravità della situazione, decideva di scendere a valle. Si trovava in un’area remota, priva di strutture sanitarie attrezzate, e perfino nominare un ospedale sembrava lusso. La fortuna gli sorrideva però quando, lungo la strada, comparivano alcune persone su un trattore. Chiedeva un passaggio e raggiungeva il primo villaggio utile. Lì trovava una minuscola clinica, ma il personale non sapeva come intervenire.
Dalla febbre sul bus alla corsa verso Nuova delhi
L’infezione cominciava a estendersi, accompagnata da febbre alta, vomito e diarrea. Il biglietto per rientrare in Italia partiva da Nuova Delhi quattro giorni dopo. Per abbreviare i tempi decideva di spostarsi via terra: saliva su un autobus diretto al confine tra Nepal e India. Durante una sosta, entrava in bagno e, uscito pochi minuti dopo, scopriva che il mezzo era ripartito con dentro valigia, telefono e documenti. Mostrando disperatamente il biglietto ai residenti del villaggio, incontrava un uomo che conosceva l’autista. Dopo un rapido contatto, riusciva a riavere i bagagli. Con poche forze, proseguiva verso Nuova Delhi e prendeva finalmente l’aereo per rientrare.
Il rientro in Italia e la scoperta in ospedale
Appena atterrato, si dirigeva immediatamente al reparto malattie infettive di un ospedale italiano.sul braccio comparivano bolle di pus e croste di sangue. I medici, dopo accurate analisi, escludevano la presenza di veleno: si trattava “solo” di una grave infezione batterica, trattata con antibiotici. Col passare dei giorni la salute migliorava e gli permetteva di raccontare tutta l’avventura ai follower.
Il nodo delle assicurazioni nei viaggi d’avventura
Tra i commenti sui social in molti chiedevano della copertura sanitaria. Valentino spiegava che non aveva stipulato una polizza: nel luogo in cui soggiornava la clinica convenzionata più vicina si trovava a pokhara, tre giorni di autobus, e in passato le assicurazioni avevano sempre trovato cavilli per non rimborsarlo. La sua storia riaccendeva così il dibattito sull’utilità reale di un’assicurazione durante spedizioni in aree isolate.












