
Un’enorme vena aurifera affiora a quasi 3 000 metri nel territorio collinare della contea di Pingjiang, in Hunan, epicentro della nuova corsa al metallo giallo. Le indagini tracciate dagli esperti del locale ufficio geologico indicano riserve che superano 1 000 tonnellate. già a 2 000 metri di profondità si contano circa 300 tonnellate, ma le proiezioni ipotizzano quantitativi ben più elevati una volta sondati i livelli inferiori. Il valore economico dell’intero giacimento si aggira intorno ai 600 miliardi di yuan, equivalenti a circa 83 miliardi di dollari.
Tecnologie di ultima generazione e campioni ad alta concentrazione
L’identificazione di oltre 40 filoni nel distretto minerario di Wangu è resa possibile dall’impiego di modelli geologici 3D e da perforazioni di precisione. I carotaggi restituiscono frammenti di roccia dove l’oro è visibile a occhio nudo, con picchi di 138 grammi per tonnellata, un dato inusuale per miniere così profonde. Il responsabile delle prospezioni, Chen Rulin, sottolinea che le tecniche di analisi digitale permettono di localizzare con maggiore accuratezza i punti più ricchi, riducendo tempi e costi di estrazione.
Ripercussioni sull’industria aurifera e prospettive future
La nuova scoperta consolida la posizione della Cina tra i giganti mondiali del settore, al fianco di Sudafrica, Australia, Russia e Canada, Paesi noti per le loro storiche abbondanze minerarie. Gli stessi strumenti utilizzati a Pingjiang rivelano tracce del prezioso metallo anche nelle aree circostanti, spalancando la strada a ulteriori campagne esplorative. Gli analisti ritengono che la combinazione di avanzate metodologie geologiche e straordinarie concentrazioni di metallo favorirà un rapido sviluppo industriale, destinato a ridefinire gli equilibri globali del mercato dell’oro.











