
Il ritorno al sorriso tra vigne e televisione
Oggi Gerry Scotti vive giornate intrise di serenità, circondato dall’energia della propria famiglia e dal profumo delle uve coltivate nel vigneto che gestisce con cura.Una delle bottiglie che presto usciranno dalla cantina porterà il nome di Virginia, la nipotina che lo ha spinto a stringere i denti nel momento più critico. Sul piccolo schermo, intanto, il conduttore rimane una colonna di Tu sì que vales e confessa che gli piacerebbe calcare il palco dell’ormai prossimo Festival di Sanremo accanto ad Amadeus e Fiorello.
Quel pensiero che ha acceso la speranza
Nei giorni più cupi, quando il respiro era corto e la stanza d’ospedale sembrava chiudersi su di lui, l’attesa della nascita di Virginia si trasforma nel motore della sua voglia di combattere. “Devo guarire, tra un mese sarò nonno e io voglio esserci”, ripete a se stesso. Il richiamo dell’amore familiare diventa la terapia più potente.
I giorni sospesi nel reparto di terapia intensiva
È il novembre 2020 quando il virus colpisce duro. Le condizioni crollano di colpo e il trasferimento al Covid Center dell’Humanitas di Rozzano si rende inevitabile. Dieci interminabili giornate di terapia intensiva lo costringono a misurarsi con parametri vitali completamente alterati: fegato, reni, pancreas non rispondono. Nella stanza, l’allarme dei monitor scandisce ore di ansia, ma la mente torna sempre alla nipote che sta per venire al mondo.
Un volto familiare al pubblico italiano
Dal debutto con Passaparola al successo di chi vuol essere milionario? fino al ritmo incalzante di Caduta libera, il presentatore ha scritto capitoli indimenticabili della tv nazionale. La sua spontaneità e il sorriso rassicurante hanno fatto compagnia a milioni di spettatori, diventando parte del quotidiano di intere generazioni. Dietro quella risata, però, rimane la cicatrice di un’esperienza che ha cambiato per sempre la prospettiva dell’uomo prima ancora che dell’artista.











