
Fin dalla prima adolescenza, parecchie persone si accorgono di avere un vuoto che avvolge i primissimi anni di vita: immagini sfocate, poche scene e un senso di assenza che, pur non essendo necessariamente preoccupante, incide sullo sviluppo della personalità. La psicologia mette in luce come questo fenomeno si colleghi a esperienze emotive vissute nelle fasi iniziali della crescita.
Segnali corporei che tradiscono i ricordi mancanti
Il trauma immagazzinato nel sistema nervoso non sparisce; si manifesta sotto forma di tensione muscolare costante, sensazione di vuoto interiore o improvvisa ipersensibilità a determinati rumori e toni. Il corpo, più della mente consapevole, conserva tracce di ciò che è accaduto, trasformando le antiche esperienze in reazioni fisiche che spesso appaiono senza spiegazione.
Effetti sulle relazioni e sulle emozioni in età adulta
Quando quelle memorie restano sepolte, l’adulto può provare difficoltà a fidarsi degli altri, timore del conflitto, ansia nelle relazioni sentimentali e un livello di ipervigilanza emotiva che lo spinge a monitorare continuamente l’ambiente circostante.Questi comportamenti derivano da un meccanismo di protezione appreso molto presto e rimasto operativo anche dopo la fine delle situazioni stressanti.Perché il cervello dei bambini sceglie la sopravvivenza ai ricordi
Crescere in un contesto ricco di conflitti, stress o addirittura violenza spinge il cervello a privilegiare la sicurezza immediata. Il sistema nervoso registra i pericoli e mette in secondo piano la formazione di ricordi dettagliati, attivando un processo di dissociazione che permette al bambino di adattarsi.Così i momenti dell’infanzia non vengono archiviati in forma di immagini nitide, bensì di sensazioni e di schemi comportamentali destinati ad accompagnarci anche nell’età adulta.












