
Il tempio Atashkadeh e la fiamma millenaria
Nel cuore dell’oasi desertica di Yazd, nell’Iran centrale, il Tempio del Fuoco Atashkadeh conserva una brace che brucia ininterrottamente da circa 1550 anni. La fiamma venne accesa intorno al 470 d.C. durante l’epoca sasanide e, dal 1934, arde dietro una vetrata che ne tutela la purezza. Gli herybad, i sacerdoti zoroastriani che abitano il complesso, ogni giorno rimuovono la cenere in eccesso e aggiungono nuova legna, seguendo rigide prescrizioni rituali per impedire qualsiasi contaminazione.
Il significato del fuoco vittorioso
La tradizione zoroastriana classifica questa fiamma come Atash Behram, cioè “Fuoco Vittorioso”, il livello più elevato di sacralità. Nel credo fondato dal profeta Zarathustra, il fuoco simboleggia la luce della verità, la giustizia e la purezza spirituale. Ogni gesto compiuto dai sacerdoti, dal soffio trattenuto davanti alla brace fino all’uso di utensili purificati, serve a evitare che elementi estranei ne alterino la sacralità.
Zoroastrismo, il primo monoteismo conosciuto
Secondo molti studiosi, lo zoroastrismo rappresenta la più antica forma di monoteismo. Al centro di questo insegnamento sorge Ahura Mazda, il “Signore Sapiente”, manifestazione del bene assoluto. La fede si riassume nei tre imperativi “pensa bene, parla bene, agisci bene”, che hanno influenzato dottrine successive. Ancora oggi la comunità zoroastriana iraniana, insieme ai Parsi in India, continua a ispirarsi a questi principi.
Un’eredità che sopravvive a invasioni e imperi
La fiamma fu trasferita più volte per sottrarla a saccheggi e devastazioni. Neppure le campagne di Gengis Khan o di Tamerlano riuscirono a spegnerla. La città di Yazd, oggi Patrimonio mondiale dell’UNESCO, testimonia così la tenacia di una civiltà che ha difeso i propri simboli durante invasioni, guerre di religione e cambiamenti dinastici, fino all’attuale Repubblica islamica.
Architettura sacra tra acqua e deserto
All’ingresso del tempio campeggia il bassorilievo del Fravashi, lo spirito guardiano alato che protegge i fedeli. una piscina centrale riflette l’immagine dell’edificio, unendo l’elemento acqua al fuoco eterno in un dialogo simbolico tra gli opposti. Il giardino circostante, con cipressi e melograni, crea un’oasi di frescura che contrasta con l’aridità dei deserti circostanti.
Rispetto reciproco tra fedi diverse
Durante i giorni di culto musulmano, le porte del tempio rimangono chiuse ai visitatori per non interferire con la preghiera. Questa consuetudine mostra come le comunità di Yazd abbiano sviluppato, nei secoli, forme di convivenza rispettosa fra tradizioni religiose differenti.
Un parallelo italiano, dall’altra parte del Mediterraneo
Anche in Italia esiste un cosiddetto “fuoco eterno”: nel santuario di Oropa, in Piemonte, la lampada votiva del Sacro Monte rimane accesa ininterrottamente, ma la sua storia segue dinamiche totalmente distinte da quella persiana. Qui l’olio sostituisce la legna,e la continuità della fiamma dipende dalle offerte dei fedeli cristiani.












