
Arrivo nella prima settimana di agosto e mi trovo davanti a Parigi che macina numeri da capogiro: circa 37 milioni di presenze all’anno solo nell’area Île-de-France. Le file serpeggiano ovunque, dall’ingresso del Louvre alla salita sulla Tour Eiffel, fino ai chioschi di crêpe nei pressi dei giardini del Lussemburgo. In mezzo a code che sembrano diventare esse stesse attrazione, scopro che la città continua a proporre vie di fuga per chi non è alla prima visita.
Quartieri del nord tra murales e scalinate
Salgo dalle stazioni Couronnes e Père-Lachaise e l’aria profuma di pane arabo, coriandolo e bomboletta spray. Da Belleville mi arrampico verso Ménilmontant: gradini consunti, bistrot dai tavoli traballanti, murales che spiegano la politica mondiale meglio di qualsiasi talk-show. In place des Saintes-Simoniens un frammento d’Africa convive con la vista panoramica del Parc de Belleville, dove la città si apre gratuita ai miei occhi tra nuvole di fumo d’erba serale. Poco distante, il Diciottesimo arrondissement abbraccia le stazioni Marcadet-Poissonnière e Simplon: ristoranti argentini, guineani e vietnamiti convivono in un silenzio sorprendente a due passi dalla celebre Montmartre.
Dal Marais al cuore pan-asiatico
Un macaron al caramello di Pierre Hermé o un falafel di rue des Rosiers valgono l’attesa, ma appena mi stanco della vetrina patinata salto sulla linea 7 e scendo a Tolbiac. La vera sorpresa è una Chinatown che mescola Vietnam, Laos, Corea e Cina fino a place d’Italie. I noodless di Crazy Noodles in avenue d’Italie sono da applauso. Camminando verso boulevard Vincent-Auriol incontro un museo a cielo aperto: facciate firmate Shepard Fairey, Inti, Kobra trasformano palazzi anonimi in manifesti urbani, senza biglietteria né coda.
Arte diffusa tra Pompidou e Centquatre
Il center Pompidou resta tappa obbligata, anche senza mostre, e chiuderà per un restauro di cinque anni alla fine del 2025. Poco oltre,in place Stravinsky,la fontana di Niki de Saint Phalle regala colori spumeggianti. Prendo di nuovo la linea 7, scendo a Riquet e mi ritrovo al Centquatre-Paris: un ex obitorio comunale che pulsa di compagnie di danza, startup creative e mercatini biologici. Qui la folla del centro non arriva e l’energia cambia a ogni ora.
Canali,sopraelevate e tramonti
All’ora dell’aperitivo il Canal Saint-martin offre birre artigianali in bicchieri di plastica riutilizzabile mentre i ponti levatoi si aprono per le chiatte.Quando la scena diventa troppo hipster mi sposto alla Gare de Lyon e imbocco la Coulée Verte René-Dumont: quattro chilometri e mezzo di ferrovia sopraelevata a venti metri da terra trasformata in giardino lineare, con rose rampicanti e pergolati d’uva che sovrastano i cortili di Faubourg Saint-Antoine.
Dai grandi musei ai giardini scientifici
Per vedere la Gioconda prenoto l’ingresso al Louvre alle nove in punto, poi scivolo via verso il Jardin des Plantes lungo la Senna. Tra serre art déco, zoo storico e i musei di Evoluzione, Mineralogia e Paleontologia, il picnic diventa scusa perfetta per restare. Il Musée Guimet mi conduce in un attimo dal Tibet alle steppe mongole,mentre il più intimo Carnavalet nel Marais riunisce insegne di botteghe scomparse e le prime imbarcazioni parigine.
Il volto silenzioso della spiritualità gotica
Dopo l’incendio, Notre-Dame ha riaperto e la coda è inevitabile, così come alla vicina Sainte-Chapelle. Superata la folla, cammino fino al Pantheon e svolto dietro l’angolo: la chiesa di Saint-Étienne-du-Mont mi accoglie con un jubé di pietra che sembra merletto. Dentro regna un silenzio prezioso e riposano le reliquie di Santa Geneviève, protettrice di Parigi.
Giochi rétro e architetture di vetro al Bois de Boulogne
prendo la metropolitana fino a porte Maillot, noleggio una bici e mi addentro nel Bois de Boulogne. Tra laghi, barche a remi e runner, scopro il Jardin d’Acclimatation con giostre anni ’20 affiancate alle vele di vetro della Fondation Louis Vuitton firmata Frank Gehry, che riflettono il tramonto come un prisma alieno. Gli alberi centenari diluiscono la folla e l’unica fila è quella dei bambini davanti al carosello.












