Un argentino tra le torte: vita e lavoro in Nuova Zelanda
Partire dall’Argentina verso la Nuova Zelanda
Il giovane argentino conosciuto online come @lautisoruco ha preso un biglietto di sola andata lasciando Buenos Aires con un obiettivo preciso: fare esperienza di vita e lavoro nella lontana Nuova Zelanda. Dopo l’arrivo ha trovato impiego in una fabbrica specializzata nelle famose pies, dolci salati amatissimi da ogni neozelandese.
Il visto e le tappe burocratiche
Per ottenere il permesso di ingresso ha dovuto superare il sistema a punti che il governo neozelandese utilizza per selezionare gli stranieri. Conta l’età, il livello di inglese, le competenze professionali, la formazione e l’eventuale capacità d’investimento. I percorsi più usati sono il Working Holiday Visa, che apre le porte ai ragazzi tra diciotto e trenta anni per dodici mesi di soggiorno e lavoro, lo Skilled Migrant che valuta qualifiche specifiche richieste dal mercato, il permesso di studio che consente di iscriversi a scuole o università e, per chi resta a lungo, i passaggi verso la residenza permanente seguiti dalla cittadinanza, ottenibile dopo cinque anni continuativi nel Paese. Tutto l’iter si gestisce online e gli aggiornamenti dei requisiti arrivano con cadenza regolare.
All’interno della fabbrica di dolci
L’orario e le mansioni quotidiane
Alle sei del mattino inizia la giornata di Lauti. Indossa una tuta bianca, stivali di gomma e un grembiule di plastica, abbigliamento essenziale per affrontare il compito assegnato: garantire che le casseruole di plastica usate per cuocere le torte escano perfettamente pulite dal tunnel di lavaggio. Una macchina automatica spruzza acqua bollente mescolata a detergente, lui completa il ciclo con un risciacquo rapido, quindi sistema i contenitori in verticale perché l’acqua scivoli via. Il turno dura sei ore, poi arriva l’intervallo principale di un’ora, soltanto mezz’ora retribuita.Ogni due ore la catena di montaggio si ferma per due micropause di un quarto d’ora che aiutano a spezzare la fatica.
Momenti di pausa e piccoli privilegi
Dentro l’area ristoro i lavoratori trovano cibo illimitato fornito dall’azienda: riso, frutta fresca, pane, pasta, bevande calde da distributori che non richiedono monete. Un biliardo offre un diversivo e permette di socializzare con colleghi arrivati da ogni parte del pianeta. Durante un singolo turno Lauti racconta di aver scambiato due parole con persone di sei nazionalità diverse, un mosaico culturale che rende l’esperienza ancora più ricca.
Retribuzione e costo della vita
Il contratto prevede quarantacinque ore settimanali retribuite a 25,50 dollari neozelandesi l’ora,equivalenti a circa 15 euro. Senza considerare le trattenute fiscali il guadagno di sette giorni sfiora 979 dollari neozelandesi, cioè quasi 550 euro. A fine mese la busta paga si avvicina ai 2 200 euro,cifra che in Nuova Zelanda consente di coprire affitto,spese quotidiane e qualche svago,soprattutto nelle città di medie dimensioni lontane dalle zone più turistiche.
Opportunità per chi sogna lo stesso percorso
Chi pensa di seguire la strada di Lauti deve mettere in conto costi iniziali come il volo intercontinentale, l’assicurazione sanitaria obbligatoria e un budget minimo richiesto dalle autorità per dimostrare autosufficienza economica. Una volta ottenuto il visto corretto, le possibilità di lavoro in settori come agricoltura, ristorazione, logistica e, appunto, produzione alimentare sono numerose, soprattutto durante le stagioni di maggiore richiesta di manodopera.