
L’enorme pressione, le temperature rigide, l’assenza quasi totale di luce e la complessità logistica frenano la conoscenza della vita che popola i fondali oceanici. Per gli studiosi di biologia marina, spingersi a oltre 1.500 m di profondità significa affrontare una sfida estrema, dove ogni scoperta richiede creatività, pazienza e strumenti altamente specializzati.
Dall’idea di una balena alla scelta di una mucca
Il progetto nasce con l’intenzione di calare una carcassa di balena; le dimensioni, tuttavia, rendono impossibile la gestione di un simile peso. Gli scienziati optano allora per una soluzione inusuale: una mucca senza vita, equipaggiata con più telecamere. Anche se meno “familiare” per la fauna abissale, il grande ungulato può comunque fungere da esca per organismi attratti da grandi fonti di carne.
Gli abissi vicino a Hainan diventano un set naturale
La carcassa viene rilasciata su un pendio continentale non distante dall’isola di Hainan,nel cuore del Mar Cinese Meridionale. Fin dal contatto con il fondo, le lenti iniziano a registrare un via vai di creature che si avvicinano con cautela, attirate dall’odore del tessuto in decomposizione.Ciò che le riprese mostrano sorprende il gruppo di ricerca ben oltre le aspettative iniziali.
Incontro ravvicinato con lo squalo dormiglione
Uno dopo l’altro, otto esemplari di squalo dormiglione del Pacifico fanno la loro comparsa. La specie, considerata relativamente comune ma raramente osservata, non era mai stata documentata in questa sezione dell’oceano. Gli animali si avvicinano con un comportamento quasi “ordinato”, sembrano addirittura mettersi in coda prima di affondare i denti nella carne. Il filmato rivela che la priorità di accesso al cibo è regolata dall’intensità della competizione individuale, anche a simili profondità. Sui loro corpi spiccano parassiti simili a copepodi, la cui precisa identificazione rimane però incerta.
Nuovi interrogativi sulla distribuzione degli squali
La semplice presenza di questi squali a 1.500 m implica l’esistenza, nell’area, di prede di taglia notevole. Gli individui osservati, strettamente imparentati con gli squali della Groenlandia, preferiscono normalmente acque più fredde; eppure sono già stati segnalati alle Isole salomone e a Palau, limiti meridionali finora insospettati. Il recente ritrovamento nel settore sud-occidentale del Mar Cinese Meridionale costringe i ricercatori a rivedere le mappe di distribuzione.Resta aperta la domanda cruciale: questi squali nuotano da sempre in queste acque, celati dall’immensità degli abissi, oppure il cambiamento climatico sta spingendo la specie verso nuovi habitat?












