Il gesto del farmacista che fascia i medicinali continua a raccontare cura e riservatezza
Un video riporta alla luce un rituale quotidiano
Un breve filmato pubblicato da Gruppo Aiello, rete che coordina diverse farmacie in sei città della Calabria, mostra un’immagine familiare: la mano del professionista che avvolge la confezione di compresse in un foglio bianco e leggero, spesso decorato da scritte o motivi verdi. Nel filmato, la farmacista afferma che quel sottile strato di carta rappresenta il confine fra la tua intimità e gli occhi altrui.
Riservatezza prima di tutto
«Lo facciamo perché ciò che stai curando riguarda solo te.Il foglietto è la barriera fra la tua salute e il resto del mondo.Lo facciamo per proteggerti, perché la terapia non è soltanto la pillola, ma anche il modo in cui te la consegniamo». Il messaggio, diffuso sul noto social di video brevi, sottolinea che l’incarto non è un vezzo estetico; esprime rispetto, tutela e accoglienza per chi entra in farmacia.
Dal Medioevo alle confezioni blister, la carta resta protagonista
Nelle antiche spezierie medievali i rimedi venivano venduti sfusi: polveri, unguenti, pastiglie realizzate sul momento. La carta, allora, proteggeva il prodotto da luce e umidità durante il tragitto verso casa. Con l’avvento di blister e scatole sigillate l’esigenza tecnica scompare, ma il gesto rimane come segno di competenza e premura. Nella maggior parte dei presìdi sanitari italiani si utilizza ancora la velina bianca con particolari verdi, tonalità che evocano natura e benessere.
Croci, serpenti e bastoni: il linguaggio segreto delle farmacie
Chi varca la soglia di una bottega farmaceutica scorge subito la caratteristica croce verde: la normativa italiana impone che ogni presidio esponga quel simbolo, mentre le parafarmacie optano per la variante blu. Il verde richiama speranza e proprietà curative delle piante, prime fonti terapeutiche della storia. Altro emblema ricorrente è il caduceo, bastone alato con due serpenti intrecciati, memoria del sottile equilibrio fra dose che guarisce e quantità che avvelena. Da distinguere dal Bastone di Asclepio, con un solo serpente, segno universale dell’arte medica.
Luoghi di sapere tra alambicchi e manoscritti
Nel Medioevo medico e speziale coincidevano. L’imperatore Federico II di Svevia, nel XIII secolo, separa i due ruoli e vieta qualsiasi società fra di essi, per garantire controllo e qualità. Le antiche farmacie diventano così centri di cultura, custodi di erbari, ricettari alchemici e trattati di botanica. Alcuni storici esercizi, come l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella (1612) a Firenze o la farmacia della Santissima Annunziata (1561), conservano ancora vasi di ceramica originali e fragranze create secondo formule secolari.
Robot e algoritmi dietro al bancone
Fino a pochi decenni or sono, il farmacista preparava manualmente sciroppi, pomate, capsule nel laboratorio interno. Con l’industrializzazione la produzione passa all’industria, sebbene molti presìdi mantengano officine galeniche per soluzioni personalizzate, sempre più richieste negli ultimi dieci anni. oggi, in numerose strutture moderne, il magazzino è governato da robot: un algoritmo calcola la disposizione ideale delle scatole, così da ridurre al minimo i tempi d’attesa. La disposizione non segue l’ordine alfabetico ma la frequenza di erogazione, garantendo velocità ed efficienza.











