
Un carteggio iniziato nel 1996
Il 7 novembre 1996 Catherine Clément e Julia Kristeva – la prima filosofa, romanziera e critica, la seconda filosofa e psicanalista – decisero di rispolverare la penna stilografica per avviare uno scambio epistolare dal sapore antico. Si conoscevano fin dagli anni sessanta, si stimavano ma divergevano su molti punti, e già allora il loro sguardo risultava eretico rispetto a gran parte del femminismo coevo. «ti propongo una prima pista cancellata dal passare dei secoli: il sacro nelle donne forse esprime una ribellione istantanea che attraversa il corpo e grida. Sta a te chiarirmi le idee sulla sua porosità», scriveva Clément all’amica.
Un viaggio mistico tra continenti
Il carteggio, ora raccolto e riproposto in volume dopo due decenni, assomiglia a un pellegrinaggio intimo e intellettuale. Le due interlocutrici trasmettono,prima di tutto,la loro indole nomade: lettere che partono da Dakar e arrivano a Oxford,da Parigi a Le Thoureil,da Ars-en-Ré fino a New York. Ma soprattutto si spostano sul terreno simbolico, cercando le tracce del sacro femminile – e inevitabilmente di quello maschile – dentro riti animisti africani, nelle liturgie degli esclusivi circoli britannici, tra i gesti di Madre Teresa a Calcutta, nelle pratiche delle imprenditrici afro-americane, negli echi dell’ateismo contemporaneo e nelle grandi tradizioni monoteiste.
Sacerdozio e identità femminile
«Per quanto mi riguarda, non vedo che cosa le donne possano guadagnare dal sacerdozio diventando come i preti, officianti fedeli e riconosciute del culto del padre e del figlio. A che serve questa omologazione agli uomini?», domanda Kristeva in una lettera. L’impianto teorico delle due pensatrici rifiuta infatti l’assimilazione tout court: nel sacro esse cercano una via di affermazione che preservi la specificità femminile, rendendola leggibile a un mondo che spesso la liquida come follia o «isteria».
Parità, divisione dei sessi, legislazione
«Mi sono accorta che non ti ho risposto sul tema della parità», confessa Clément in un passaggio successivo. «Per come viene portata avanti, mi sembra regolata dall’universo della separazione dei sessi, in un’uguaglianza che possiede una prospettiva decisamente maschile. So che è necessaria, ma per me rappresenta un ripiego. Temo che, passando per la parità, la macchina della divisione finisca per ridurre quel “piccolo alito” di cui parli a un soffio inconsistente. La predisposizione delle donne verso il sacro si accorda alla rivolta più aspra, all’eroismo insurrezionale, all’entusiasmo dell’istante, insomma alle fenditure del sociale. Trasporre tutto ciò nell’ambito legislativo, nella rappresentanza parlamentare, è un passaggio un po’ sgradevole per l’ideale, ma tant’è».












