H2 Le ‘7 magnifiche’ sotto la lente del confronto storico
Il recente traguardo dei 4.000 miliardi di dollari raggiunto da Nvidia ha riacceso l’attenzione su un gruppo di colossi contemporanei – Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla – ormai etichettati come le “7 magnifiche”. Queste società, che dominano il settore tecnologico globale, mostrano capitalizzazioni stratosferiche e un potere d’influenza senza precedenti nell’era digitale. Eppure, se si sposta lo sguardo indietro nel tempo, si scopre che il loro valore impallidisce di fronte ai giganti commerciali dei secoli passati, imprese capaci di accumulare fortune ben superiori a quelle odierne.
Amsterdam culla del mercato azionario
Nel 1602, nel cuore della prospera Amsterdam, venne eretto un edificio destinato a cambiare per sempre il modo di fare affari: la Borsa di Amsterdam, la prima piazza finanziaria formale del pianeta. Mentre oggi le immagini di Wall Street o della City di Londra occupano l’immaginario collettivo, pochi ricordano che fu proprio la capitale olandese, famosa per canali e tulipani, a gettare le fondamenta del moderno commercio di titoli.
La potenza senza precedenti della voc
Protagonista assoluta di quell’epoca fu la Vereenigde Oostindische Compagnie, più nota come VOC o Compagnia Olandese delle Indie Orientali. L’impresa, forte di monopoli concessi dallo Stato, deteneva il controllo di buona parte del traffico di spezie fra Asia ed europa. La vera rivoluzione,però,riguardò il finanziamento: la VOC decise di aprirsi al capitale diffuso,offrendo quote societarie a chiunque disponesse di fondi da investire.Nacque così la pratica della compravendita di azioni, con la possibilità di rivenderle in un mercato secondario animato da mercanti, speculatori e avventurieri.
Nel momento di massima euforia – in piena “febbre dei tulipani” nel 1637 – la compagnia toccò la cifra di 78 milioni di fiorini olandesi, corrispondenti a circa 10,2 miliardi di dollari odierni, impiegando più di 70.000 persone. oltre al commercio di spezie, la società fondava colonie, manteneva flotte militari e – grazie alla superiore potenza economica – esercitava un’influenza planetaria impensabile per le imprese moderne.
Mississippi company e south sea company, bolle del xviii secolo
All’inizio del XVIII secolo, due altre entità societarie balzarono agli onori della cronaca finanziaria per le loro valutazioni vertiginose: la Mississippi Company e la South Sea Company. La prima, di matrice francese, vantava diritti esclusivi sullo sfruttamento dei territori del Mississippi e della Louisiana; la seconda, britannica, puntava a capitalizzare i traffici con le colonie del Mar dei Caraibi.
Nel 1720, il fervore speculativo fu tale da far impennare il loro valore a cifre pari, in denaro contemporaneo, rispettivamente a 8,35 miliardi e 5,52 miliardi di dollari. La corsa agli utili trasformò le strade di Parigi e Londra in teatri di un’euforia collettiva, in cui chiunque possedesse qualche sterlina o livre cercava di diventare partecipe dei facili guadagni promessi. Gli investitori vennero presto delusi: le prospettive di ricchezze provenienti dalle colonie nord-americane si rivelarono esagerate, i profitti tardarono ad arrivare e le azioni crollarono, generando rovinose perdite.
Nelle cronache dell’epoca, i due crack finanziari introdussero il lessico della finanza moderna: il termine “bolla” per descrivere quotazioni gonfiate dalla speculazione e la parola “milionario” per indicare chi aveva accumulato ricchezze inedite grazie a quelle fiammate di mercato.
Il paragone con i colossi digitali
Sommando le valutazioni massime di VOC, Mississippi Company e South Sea Company, si ottiene una cifra superiore ai 14.000 miliardi di dollari attuali, oltre tre volte la capitalizzazione complessiva delle odierne “7 magnifiche”. Nella realtà del XVII e XVIII secolo, in un mondo in cui l’aspettativa di vita stentava a superare i quarant’anni, simili concentrazioni di ricchezza risultavano ancora più sorprendenti. Gli odierni titani dell’hi-tech dominano software, social network e intelligenza artificiale; i loro antenati dominavano rotte commerciali, materie prime e, in alcuni casi, interi territori coloniali, sfidando persino gli Stati nazionali.
Eredità e moniti delle grandi compagnie storiche
I destini della VOC, della Mississippi company e della South Sea Company ricordano quanto il confine tra innovazione finanziaria e rischio eccessivo sia sottile. Gli strumenti di investimento introdotti quattro secoli fa continuano a plasmare i mercati di New York, Hong Kong, Tokyo e Francoforte.Allo stesso tempo,le loro drammatiche cadute rimangono un avvertimento per chi,in ogni epoca,inseguirà utili facili ignorando i fondamentali economici.